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Radicofani: un borgo nato per dominare il paesaggio

Radicofani sorge su un cono di origine vulcanica, una massa scura di roccia basaltica che fa da piedistallo naturale al borgo e alla sua Fortezza. Da lassù il panorama è davvero a tutto tondo: lo sguardo corre dal Monte Amiata al Monte Cetona, risale verso la catena dell’Appennino e, nelle giornate limpide, arriva fino ai laghi di Bolsena e Trasimeno, con quella sensazione rara di vedere “troppo” per riuscire a scegliere dove guardare.
Questa posizione, spettacolare e strategica, ha reso Radicofani un punto chiave lungo la Via Francigena, tra pellegrinaggi, commerci e controllo dei passaggi. Nel Medioevo il borgo finisce dentro le grandi dinamiche di potere del territorio, con le lotte tra signorie e autorità religiose e la presenza di famiglie feudali come gli Aldobrandeschi; ed è in questo contesto che si colloca la figura di Ghino di Tacco, personaggio a metà tra mito e cronaca, fissato anche nella tradizione letteraria grazie al Decameron di Giovanni Boccaccio.

La Fortezza, più volte distrutta e ricostruita nel corso dei secoli, è oggi il risultato di importanti interventi di restauro che ne hanno restituito la leggibilità storica e architettonica, rendendola nuovamente accessibile e centrale nella percezione del borgo.
In età medicea, il ruolo di “porta” e di snodo viene consolidato con la Posta Medicea (Osteria Grossa), voluta da Ferdinando I de’ Medici e progettata da Buontalenti: una vera infrastruttura di viaggio, tra cambio cavalli, accoglienza e controllo lungo l’asse Francigena/Cassia, frequentata nei secoli da viaggiatori importanti.

I quattro itinerari con partenza da Radicofani attraversano un territorio compatto ma sorprendentemente stratificato, dove storia, paesaggio e risorse naturali si intrecciano senza soluzione di continuità. Il tema del controllo e della difesa emerge con forza attraverso le rocche e i castelli che punteggiano l’area: dalla stessa Fortezza di Radicofani, al sistema fortificato di Castiglione d’Orcia con la Rocca di Tentennano, fino ai borghi fortificati di Sarteano e Cetona, che raccontano secoli di controllo delle grandi vie di comunicazione. Questi percorsi seguono e incrociano tracciati storici come la Via Francigena e la Via Cassia, attestando una frequentazione continua del territorio fin dall’epoca romana.

Accanto alla dimensione storica, gli itinerari permettono di leggere il territorio attraverso l’archeologia e il rapporto tra uomo e ambiente. Il Parco Archeologico Naturale di Cetona conserva testimonianze di frequentazione preistorica ed etrusca, tra grotte abitate e insediamenti rupestri, mentre aree come il Parco Vivo offrono un’immersione più spiccatamente naturalistica, tra boschi, sorgenti e paesaggi modellati dall’acqua.

Proprio l’acqua rappresenta uno dei fili conduttori dell’esperienza. Le sorgenti termali di Bagni San Filippo, Bagno Vignoni e San Casciano dei Bagni sono sfruttate fin dall’epoca romana e raccontano una continuità millenaria nell’uso terapeutico delle acque, oggi confermata anche dagli straordinari ritrovamenti archeologici del santuario termale di San Casciano. Il paesaggio che le circonda, tra Val d’Orcia, pendici dell’Amiata e aree boschive, restituisce una lettura completa del territorio, in cui elementi naturali, infrastrutture antiche e insediamenti storici convivono e si spiegano a vicenda.

Questo insieme di elementi trova una sintesi particolarmente significativa nel Parco della Val d’Orcia, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO come paesaggio culturale. Il sito comprende i cinque comuni di Castiglione d’Orcia, Montalcino, Pienza, San Quirico d’Orcia e Radicofani ed è stato inserito nella lista nel 2004 per l’eccezionale esempio di paesaggio agricolo ridisegnato tra XIV e XV secolo, in cui le pratiche agricole, gli insediamenti umani e le vie di comunicazione sono stati modellati secondo ideali estetici e di buon governo tipici del Rinascimento. Le colline morbidamente coltivate, i borghi fortificati, i filari di cipressi e la disposizione dei campi non sono solo un quadro iconico, ma la testimonianza di una lunga e armonica relazione tra uomo e natura che ha influenzato la pittura rinascimentale e la concezione stessa di paesaggio italiano. Questo riconoscimento sottolinea come l’intervento umano, lungi dall’essere invasivo, sia parte integrante di un territorio in cui la bellezza, la produttività agricola e la storia si integrano in un’unica dimensione culturale e paesaggistica, tuttora leggibile e percorribile attraverso gli itinerari di InBorgo.

Attraversare questo territorio significa leggere un paesaggio che non è mai casuale, ma il risultato di scelte, equilibri e stratificazioni che si sono sedimentate nel tempo. I quattro itinerari che partono da Radicofani permettono di cogliere questa complessità passo dopo passo, mettendo in relazione rocche, vie storiche, borghi, acque termali e ambienti naturali in un racconto unitario. Non singoli luoghi isolati, ma un sistema coerente in cui natura e intervento umano dialogano ancora oggi, rendendo il viaggio uno strumento di comprensione profonda del territorio.

Gli itinerari di Radicofani