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Santa Fiora: tra Amiata e Maremma, un borgo d’acqua

Santa Fiora sorge sul versante occidentale del Monte Amiata, in un contesto profondamente diverso rispetto alla Val d’Orcia: più raccolto, più verde, modellato dall’acqua e dal bosco. Nel Medioevo è uno dei centri principali della contea degli Aldobrandeschi, in una zona di confine dove potere politico, controllo del territorio e risorse naturali hanno sempre giocato un ruolo decisivo. Santa Fiora entra anche nella letteratura, citata da Dante nel Purgatorio come esempio delle tensioni dell’Italia comunale. Nel corso dei secoli il borgo passa sotto il controllo di grandi famiglie signorili, dagli Sforza agli Sforza Cesarini, fino alla fase lorenese, lasciando segni evidenti nell’assetto urbano e nelle architetture civili e religiose.
L’elemento che definisce in modo più netto l’identità di Santa Fiora è il rapporto con l’acqua. La Peschiera, alimentata dalle sorgenti del fiume Fiora, è una vera infrastruttura storica di gestione delle risorse idriche, attorno alla quale si è sviluppata la vita del borgo. Qui l’acqua non è decorativa, ma strutturale: organizza lo spazio, condiziona l’insediamento umano e racconta un modello di convivenza tra ambiente naturale e comunità che si è mantenuto nel tempo.

I quattro itinerari con partenza da Santa Fiora attraversano un territorio estremamente articolato, dove Amiata, Maremma interna e Maremma etrusca convivono a breve distanza. La componente naturalistica è centrale: il Monte Amiata offre una rete estesa di boschi e sentieri frequentati oggi per trekking, camminate e attività outdoor estive, oltre al Parco Faunistico del Monte Amiata, che consente un contatto diretto con gli ecosistemi montani.

Scendendo di quota emergono le tracce del controllo del territorio, con rocche e presìdi come il Castello di Triana, la Rocca Silvana di Selvena e la Rocca Aldobrandesca di Roccalbegna, che raccontano secoli di confini instabili. A questa lettura storica si affianca la memoria della storia mineraria dell’Amiata, legata all’estrazione del mercurio, documentata dal Museo delle Miniere di Mercurio e dai siti estrattivi diffusi sul territorio, e quella spirituale, con luoghi come l’Abbazia del Santissimo Salvatore di Abbadia San Salvatore, nodo religioso e culturale fondamentale dell’area.

Il passaggio verso sud introduce il paesaggio della Maremma etrusca, con i borghi del tufo di Sovana, Sorano e Pitigliano, tra vie cave, necropoli e impianti urbani scavati nella roccia. Pitigliano, in particolare, è nota come Piccola Gerusalemme per la presenza storica della comunità ebraica, con sinagoga, museo e tradizioni gastronomiche che aggiungono un livello culturale unico al viaggio.

Anche la cucina riflette la complessità del territorio: prodotti del bosco e ricette montane sull’Amiata, sapori più schietti scendendo verso la Maremma, vini come il Bianco di Pitigliano DOC e il Montecucco che accompagnano naturalmente l’esperienza, legando ciò che si assaggia al paesaggio che lo produce.

Attraversare il territorio di Santa Fiora significa seguire un paesaggio che cambia più volte nello stesso viaggio: acqua e bosco, pietra e tufo, montagna e Maremma. I quattro itinerari restituiscono questa varietà come un racconto unitario, in cui natura, storia e comunità si intrecciano senza separarsi, permettendo di leggere il territorio come un sistema coerente e profondamente identitario.

Gli itinerari di Santa Fiora