Tipologia: naturalistico, paesaggistico e culturale
Distanza indicativa: 49 km – 67 km (Variante Abbadia San Salvatore – con ricarica)
Questo itinerario attraversa il cuore fisico e simbolico del Monte Amiata, mettendo in relazione la dimensione naturale della montagna con l’intervento umano, artistico e comunitario che ne ha modellato il versante occidentale. Si parte da Santa Fiora, risalendo progressivamente verso l’area sommitale, dove il paesaggio cambia radicalmente per clima, vegetazione e prospettive.
⛏️ Abbadia San Salvatore: l’abbazia e la miniera – La via del Mercurio
(Variante – OPT. con ricarica ad Abbadia San Salvatore)
La prima grande tappa (se si opta per la variante) è Abbadia San Salvatore, dove convivono due anime fondamentali dell’Amiata. Da un lato l’Abbazia del Santissimo Salvatore, fondata in epoca longobarda, che per secoli ha rappresentato un centro religioso, culturale e di controllo del territorio; dall’altro la miniera di mercurio, una delle più importanti d’Europa tra Ottocento e Novecento.
Il Museo Minerario di Abbadia San Salvatore consente di leggere in modo diretto questa trasformazione: gallerie, impianti, documentazione e racconti restituiscono la dimensione industriale dell’Amiata, spiegando come l’estrazione del cinabro abbia inciso profondamente su paesaggi, assetti urbani e condizioni di vita dei minatori.
⛰️ Vetta dell’Amiata: camminare il punto più alto
L’itinerario raggiunge la vetta del Monte Amiata, uno dei punti panoramici più ampi dell’Italia centrale. La salita può avvenire in due modalità, entrambe pensate per integrare auto e cammino:
- salendo in auto fino in vetta, per poi muoversi a piedi percorrendo la pista da sci fino alla monumentale Croce in ferro battuto che incorona la montagna
- oppure parcheggiando al Prato delle Macinaie e utilizzando la seggiovia, quando in funzione, per vivere l’ascesa come parte dell’esperienza
In entrambi i casi, la vetta offre spazi ideali per brevi camminate, panorami estesi e una lettura chiara dell’Amiata come montagna isolata, dominante e centrale nel territorio circostante.
🌲 Rifugio Gen. Cantore: il bosco vissuto
Dal punto più alto si scende verso Cantore, una delle aree più frequentate dell’Amiata per attività all’aria aperta. Qui il bosco diventa ambiente vissuto: sentieri, radure e spazi attrezzati raccontano un uso contemporaneo della montagna legato a trekking, soste nella natura e fruizione lenta, in continuità con la vocazione storica dell’area.
🎨 Giardino di Daniel Spoerri: l’arte nel paesaggio
Il percorso prosegue, nella direzione di Seggiano, verso il Giardino di Daniel Spoerri, uno dei luoghi più sorprendenti dell’itinerario. Qui l’arte contemporanea dialoga direttamente con il paesaggio, senza forzature: sculture e installazioni sono inserite nel terreno, tra boschi, uliveti e pendii, creando un’esperienza di visita che unisce cammino, osservazione e riflessione. È una tappa che offre una lettura diversa del rapporto tra uomo e territorio, più simbolica e intuitiva.
🏘️ Castel del Piano e Arcidosso: comunità e territorio
Scendendo verso valle si raggiungono Castel del Piano e Arcidosso, due centri che raccontano il versante occidentale dell’Amiata come spazio di comunità, lavoro e organizzazione del territorio. Qui la montagna si traduce in vita quotidiana, mercati, borghi abitati e relazioni sociali ancora molto vive, prima del rientro a Santa Fiora.
🏘️ Santa Fiora: il museo e la memoria mineraria
Il rientro a Santa Fiora permette di chiudere il cerchio attraverso il Museo delle Miniere di Mercurio, che completa il racconto iniziato ad Abbadia (se si è optato per il percorso più articolato). Qui la dimensione mineraria viene letta dal punto di vista della comunità, della vita quotidiana e della memoria sociale, restituendo un quadro più umano e meno industriale dell’epopea estrattiva.
Perché sceglierlo
Un itinerario ideale per chi vuole leggere il Monte Amiata come paesaggio complesso, dove natura, intervento umano e storia industriale convivono senza contraddizioni. Accanto alla memoria mineraria, il percorso attraversa ambienti naturali di grande valore, tra cui la vasta faggeta dell’Amiata, considerata una delle più estese faggete artificiali d’Europa, frutto delle lungimiranti politiche forestali promosse dai Lorena tra Settecento e Ottocento.
La montagna si presenta così in tutte le sue dimensioni: produttiva e naturale, sfruttata e tutelata, modellata dall’uomo ma ancora profondamente selvatica. Dalla vetta ai boschi del Cantore, fino ai borghi e alle comunità minerarie, questo itinerario è perfetto per chi cerca una lettura completa del territorio, in cui paesaggio, risorse e memoria si intrecciano lungo strade secondarie e ambienti di grande respiro.


