Tipologia: naturalistico, storico e culturale
Distanza indicativa: 36 km
Questo itinerario attraversa il versante più mistico e identitario del Monte Amiata, dove la dimensione naturale della montagna si intreccia con una delle esperienze religiose e sociali più singolari dell’Italia dell’Ottocento. Si parte da Santa Fiora, lasciando il borgo per entrare progressivamente in un ambiente boschivo compatto, fatto di silenzio, ombra e percorsi che invitano a rallentare.
🌲 Parco Faunistico del Monte Amiata: la montagna come spazio di relazione
La prima tappa è il Parco Faunistico del Monte Amiata, un’area che restituisce il lato più naturale e vissuto dell’Amiata. Boschi estesi, sentieri e zone di osservazione permettono di leggere la montagna come luogo attraversato e abitato, oggi frequentato per trekking e attività all’aria aperta, ma storicamente percepito anche come spazio di isolamento, riflessione e ritiro.
🗼 Torre Giurisdavidica e David Lazzaretti: una visione nata dalla montagna
Salendo verso il Monte Labbro si incontra la Torre Giurisdavidica, luogo simbolo legato alla figura di David Lazzaretti (detto “Il Santo David”). Nato ad Arcidosso nella prima metà dell’Ottocento, Lazzaretti fu un carismatico predicatore e riformatore che elaborò, proprio su queste montagne, una visione spirituale e sociale fondata su giustizia, comunità e rinnovamento morale.
Il territorio che lo accolse era densamente vissuto: la vicina frazione di Zancona, piccolo borgo montano lungo il torrente omonimo, fu uno dei centri dove Lazzaretti trascorse molto tempo tra la gente di campagna, raccogliendo discepoli e adeguati alla sua causa. La quasi totalità dei sacerdoti della comunità giurisdavidica dopo la sua morte proveniva proprio da qui, e nella frazione fu conservato l’archivio dei seguaci, a testimonianza dell’importanza di questi luoghi nella storia di quel movimento.
📚 Arcidosso: memoria, comunità e storia sociale
La tappa ad Arcidosso permette di approfondire la vicenda giurisdavidica attraverso il Centro Studi David Lazzaretti, che documenta il movimento non come curiosità folkloristica, ma come fenomeno religioso, sociale e politico radicato nel contesto dell’Amiata ottocentesca. Qui il racconto si completa, restituendo il legame tra paesaggio, povertà rurale, aspirazioni collettive e tensioni sociali che hanno attraversato questo territorio.


